La Fondazione Carl Weidemeyer

Quando Carl Weidemeyer progetta e realizza “Villa Chiara” la casa della famiglia di Clemens Oppenheimer, Wolfgang  aveva 13 anni. Era giunto in Ticino l’anno prima con tutta la famiglia per sfuggire alle persecuzioni naziste. Il padre Clemens aveva conosciuto Carl Weidemeyer tramite amici comuni. Carl abitava già ad Ascona dove aveva costruito il Teatro San Materno e la famiglia Oppenheimer affidò a “Weidy” l’incarico di costruire la loro nuova residenza. La storia ci insegna che “Villa Chiara” sarebbe stata l’ultima delle 9 case iconiche che l’architetto costruisce in 10 anni ad Ascona e Porto Ronco.  Wolfgang ricorda questi eventi nella prefazione del libro dell’arch. Guido Tallone e Chiara Tassi, “Teatro San Materno Ascona, restauro”, dove, parlando di Carl Weidemeyer, ricorda che, subito dopo la conclusione dei lavori, suo padre Clemens disse: «Era il mio architetto, eppure rimase mio amico», mentre per Wolfgang divenne un «amico paterno». Prosegue ricordando che in seguito diventò «il suo mentore e guida di vita». Questo sentimento di riconoscenza e ammirazione dura per tutta la vita di Wolfgang e non si spegne con la morte di Carl Weidemeyer. Anzi andrà rafforzandosi. 

Visita la cantiere Teatro san materno 2000: Wolfgang Oppenheimer, Ursula Oppenheimer Isler, Efrem Beretta, Guido Tallone. ©Foto Paolo Kaehr

Visita la cantiere Teatro san materno 2000: Wolfgang Oppenheimer, Ursula Oppenheimer Isler, Efrem Beretta, Guido Tallone. ©Foto Paolo Kaehr

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, la situazione di Carl Weidemeyer subisce un improvviso aggravamento in quanto perde la nazionalità tedesca a causa del suo rifiuto di dare seguito all’ordine di marcia, diventando così un rifugiato politico senza diritto ad avere una attività lavorativa. Il comune di Ascona gli concede per motivi umanitari la possibilità di occuparsi di disegno di mobili (presso la ditta Fornera di Losone) e quindi Carl per cercare di sopravvivere si dedica alla pittura, esercizio che gli riusciva molto bene in quanto aveva una dote particolare per il disegno.
Ma i momenti rimangono difficili e l’aiuto della famiglia Oppenheimer diventa prezioso, se non addirittura essenziale. La signora Clara Oppenheimer aveva rinunciato alla sua pensione a favore di Carl. In occasione di una mia visita presso Villa Chiara nel 1997, ho intervistato Wolfgang che mi ha svelato dei momenti molto intensi della loro relazione: «Io a quei tempi (della progettazione) andavo spesso a trovare l’architetto nel suo studio che si trovava nella casa Carcano sulla Piazza di Ascona. La Casa apparteneva al sig. Vincenzo Bacchi, proprietario anche del ristorante Borromeo. Carl aveva strani orari di lavoro: lavorava volentieri di notte e non si alzava prima di mezzogiorno».

I tempi difficili per Weidemeyer continuano anche dopo la fine della guerra essenzialmente perché la sua clientela era sparita.

Sempre Wolfgang Oppenheimer:
«Carl è stata una nostra regolare visita. Era come il nonno della famiglia. Ha raggiunto anche una veneranda età di 94 anni rimanendo fino alla fine fresco e lucido come un giovanotto. Negli ultimi anni era sempre più dispiaciuto che le sue case venivano alterate senza rispetto, o demolite».
«Carl si accontentava di pochissimo e quando riceveva dei regali si trovava male e per cui era restio ad accettare gli inviti di Natale. Era una persona molto ma molto complicata. Ha vissuto sempre da solo. Era un bell’uomo ed aveva molto successo con le donne ma tutte dopo un po' scappavano o lui se ne liberava. Si sposò una sola volta (a Worpswede) ma il matrimonio durò solo 4 anni. Non arrivava mai puntuale agli appuntamenti e suoi orari erano molto differenti degli orari delle persone normali».
«Ad un certo momento Carl è stato richiamato dal governo germanico come ogni cittadino tedesco. Ricordo che l’azione si chiamava “Heim im Reich”. CW rifiutò questa chiamata e per questa ragione perse il passaporto, ed il suo statuto di straniero residente ad Ascona. Divenne un rifugiato politico.»

Carl muore nel 1976 e da quel momento Wolfgang concentra il suo impegno nella salvaguardia del lavoro dell’architetto ed artista. Una attenzione particolare la dedica al Teatro San Materno, che difende in ogni modo, fino a creare nel 1996 una Fondazione che ne rilevasse il compito.

In quegli anni io ero un docente professionista presso la Scuola tecnica di Trevano (STS) nella sezione architettura. La STS aveva una solida esperienza di rilievo architettonico. Ricordo che l’Atlante della Edilizia Rurale Ticinese è stato compilato presso la STS con l’aiuto dei docenti e degli  studenti che seguivano delle campagne di rilievo all’inizio dei corsi. Così ho organizzato una campagna di rilievo (1996-97) e in seguito ho chiesto l’apertura di un piano occupazionale (una misura allora varata per aiutare l’economia in ristagno). Ricevuto il parere positivo del Canton Ticino, ho potuto assumere giovani architetti senza lavoro per terminare ed affinare il lavoro degli studenti. Questa iniziativa ha permesso l’esecuzione della ricostruzione allo stato originale di tutti i 9 stabili, anche quelli ormai perduti. È in questo ambito che nell’aprile del 1997 ho intervistato il Dott. Wolfgang Oppenheimer che non solo ha dimostrato una grande generosità nel concedermi l’intervista, ma ha anche partecipato al finanziamento del lavoro di rilievo con la sua Fondazione. Ricordo che anche il comune di Ascona partecipò al finanziamento dei rilievi.  Mi ha anche proposto di entrare a far parte della Fondazione come membro del consiglio. Così è nato il mio impegno accanto a Wolfgang, alla moglie Ursula, all’avv. Efrem Beretta e all’avv. Giuseppe Cattori.  Ci riunivamo una o due volte all’anno nel salone di Villa Chiara arredato con i mobili originali, e si decideva di anno in anno l’attività della Fondazione. Un’attenzione particolare era sempre rivolta al destino del Teatro, che il comune di Ascona decise di restaurare nel 1999 affidando l’incarico all’arch. Guido Tallone. Fu la mostra organizzata dall’Accademia di architettura di Mendrisio del 2001 che fece conoscere all’opinione pubblica sia Weidemeyer che il Teatro San Materno. Finalmente nel 2006 i lavori di restauro - con ampliamento invisibile per adattare lo stabile alle esigenze contemporanee - ebbero inizio. Wolfgang, che rimase alla presidenza della Fondazione fino alla sua scomparsa nel 2014, ne trasse una bella soddisfazione e il sentimento di essere riuscito nel suo compito maturato fino dalla giovinezza. A lui è succeduta la moglie Ursula, rimasta alla presidenza fino al 2025.

©Foto Maya e Daniele

©Foto Maya e Daniele

Nell’ambito del 30esimo della creazione della Fondazione si è voluto sottolineare questo traguardo proponendo una serie di eventi che ricordano sia la figura di Wolfgang Oppenheimer che quella di Carl Weidemeyer; tra questi, la ristampa di questo bel libro di Veronica Provenzale della collana “Artisti del Museo” del Museo comunale di arte moderna di Ascona, uscito nel 2018, è uno dei momenti salienti.

Da ultimo voglio ringraziare la signora Sonja Rasmussen-Oppenheimer, figlia di Wolfgang e Ursula, che è rimasta nel comitato dal 2014 al 2025, per il suo contributo alla ristampa di questo libro, ed in generale per l’aiuto e  la simpatia verso gli attuali membri del Consiglio di Fondazione: oltre al sottoscritto Veronica Provenzale, Paola Cerutti e Paolo Galliciotti.

Paolo Kaehr, febbraio 2026

Membri:

1996 — 2014 Wolfgang Oppenheimer, presidente fino al 2014
1996 — 2025 Ursula Oppenheimer-Isler, presidente dal 2014 al 2025
1996 — 2002 Giuseppe Cattori
1996 — 2012 Efrem Beretta
1997 — 2009 Hubertus Adam
2002 — 2007 Giorgio Alberti
2010 — 2016 Roman Hollenstein
2008 — 2024 Guido Tallone
2012 — 2024 Sonja Rasmussen-Oppenheimer
Dal 1996 Paolo Kaehr, presidente dal 2025
Dal 2019 Veronica Provenzale
Dal 2024 Paola Cerutti
Dal 2024 Paolo Galliciotti